sabato 20 marzo 2010

La bulimica progettuale

(la collega Manimpasta Manuela, cui ho avuto la sventura - in un momento di novizia bontà - di dire qualche sì di troppo, mi abborda nel corridoio, in uscita dall'ennesimo test di recupero nella peggior quarta che la storia delle patrie scuole ricordi)

MM: "Ciao... (sorriso mellifluo e vocina zuccherofilamentosa da carie istantanea) Ci sarebbe da fare questo progettino, ti va di partecipare?"

io: "No, grazie"

MM: "Perché?"

"Non mi interessa"

MM: "Sei sicuro? Guarda che è carino..."

io: "Non per me, e poi non ho tempo"

MM: "Eh, a chi lo dici anche io ho mille cose da fare, guarda, però questo potrebbe servirti... Mi dai solo una mano..."

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(e va incredibilmente avanti così, finché non perde la voce in un accesso di tosse o viene trascinata via nel maelstrom delle sue mille e una incombenze mal seguite... oppure vi costringe a troncare in malo modo conversazione, rapporti di lavoro e saluti pro forma)

...........

Si impara in fretta a scansare le prof della categoria "bulimica". O non si sopravvive.

In genere hanno una situazione familiare pesante, irrisolta o semplicemente non hanno nulla di meglio da fare che impelagarsi in ogni piccola attività scolastica che richieda un impegno mostruosamente al di sopra delle proprie possibilità, meglio se malpagato o gratis, e decisamente rognoso.

Il fatto di avere già un enorme carico di roba da fare non impedisce loro di saltare immantinente su ogni nuova carriola perdente in partenza, nella malandata carovana scolastica.

Ovviamente la fine strategia di iniziare continuamente qualcosa di nuovo per occultare la diuturna inconcludenza di attività in perenne corso d'opera ben s'accorda con lo spirito italico, soprattutto nel pubblico impiego, e nella scuola in particolare, fabbrica di San Pietro costantemente sotto riforma, vera, presunta, minacciata o sbocconcellata.

Va da sé che per la prof "bulimica" l'attività didattica è un mero ostacolo nella sua corsa ad incamerare ore funzionali (sì, fra le sue motivazioni non manca una certa tendenza all'avidità). Eppure non disdegno ore aggiuntive di insegnamento, qualora se ne presenti l'occasione (mai sia detto che si rischi di diventare efficienti!)

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(NB: nel tratteggiare il poco edificante quadretto ho usato il femminile per aderenza statistica, ma anche perché le varie modelle inconsapevolmente prestatesi sono appunto tutte appartenenti alla più vasta categoria delle Unità Carbonio Femmina)

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