giovedì 3 marzo 2011

Fermi tuti, sce un golpe in quest'istànsa!

[prendo a prestito un memorabile titolo di Cuore (settimanale di resistenza umana) per sbertucciare la fantastica POLIS]

DOMANDA
Come fai ad assicurarti dell'esistenza di una casella di posta elettronica certificata (PEC)?

RISPOSTE
a) mandi una e-mail certificata alla casella PEC (che è costretta ad accettarla e a mandarti ricevuta di consegna)
b) mandi una e-mail ordinaria alla casella PEC (che potrebbe cancellare o mettere in spam le e-mail NON certificate)
c) ti tocchi

La risposta esatta è abbastanza evidente. Evidente a tutti, meno che ai gestori della piattaforma del MIUR.

La piattaforma per la presentazione delle istanze online del Ministero dell'Istruzione meriterebbe scorticamenti ad opera di menti migliori della mia: URL incoerenti, usabilità minima, assistenza zeppa di vicoli ciechi, linguaggio da parastato/paravento.

Una delle cappellate di cui sono stato testimone consapevole riguarda la gestione di una applicazione sulla bocca di molti: la PEC.
La posta elettronica certificata è già in sé una genialata tutta italiana, ma la sua gestione da parte della PA raggiunge vertici di incompetenza tragicomica.

Vediamo dunque come il sistema POLIS accredita la (eventuale) PEC dell'utente.

Prima ipotesi: l'utente rientra in determinate categorie, obbligate alla notifica delle comunicazioni via PEC, ma non ha una sua PEC personale.
Allo stesso utente viene quindi assegnata una PEC del tipo CEC-PAC (non scherzo, è tutto tristemente vero...); in soldoni una PEC con cui il cittadino comunica solo con la PA (fico, eh? un mezzo di comunicazione universale utilizzato per comunicare solo fra una porzione di soggetti di un medio Paese dell'UE...).

Seconda ipotesi: l'utente ha una sua PEC e vuole usarla per le comunicazioni certificate con il sistema POLIS.
L'utente deve quindi seguire la procedura standard in questi casi: la piattaforma invia un messaggio contenente un codice di verifica alla casella da validare; l'utente poi deve inserire tale codice nella piattaforma stessa.

Fin qui, tutto OK. I problemi sorgono però se il messaggio con il codice non arriva:

  1. non si riesce a capire come contattare l'assistenza in questo caso;
  2. le FAQ non chiariscono come fare per risolvere il problema
  3. la sezione assistenza dice di "Navigare fino alle funzioni per aprire un tagliando", ma non è chiaro cosa siano le funzioni, cosa il tagliando (immagino un "ticket") e soprattutto dove "navigare" (
  4. naturalmente, una volta capito tutto ciò, NON c'è ombra del pulsante per aprire il tagliando.

Finché... all'improvviso... la coscienza! Vuoi vedere che per validare la PEC hanno inviato il messaggio da un normale indirizzo di posta? ASTUTI! E senza nemmeno comunicarlo nella pagina di validazione (segno che i gestori non si sono posti minimamente il problema, al punto che si potrebbe arrivare a pensare che non abbiano la minima idea di come funzioni una PEC in concreto).

Ora, l'utente medio può anche ignorare che una casella PEC può essere impostata per rifiutare in automatico tutte le e-mail provenienti da caselle ordinarie (non-PEC); ma chi gestisce una piattaforma che serve migliaia di utenti dovrebbe tenere conto di questa eventualità, ed almeno avvisare l'utente che la validazione verrà eseguita mediante invio di un messaggio "ordinario".

Certo, l'ideale sarebbe inviare il messaggio di convalida mediante PEC... ma forse è una soluzione troppo banale per le sopraffine menti che sovrintendono alla gestione della POLIS.

martedì 1 marzo 2011

Dottrina familiare

Confermo e confesso, in questa pubblica arena da tempo abbandonata, al PresDelConsProT di inculcare valori, e che questi valori possono, talvolta, contrastare con quelli appresi dai miei alunni nel loro contesto familiare e sociale.

Alcuni di questi valori mi vengono alla mente ripercorrendo a volo d'uccello gli ultimi mesi di lezione. Il PresDelConsProT - e chiunque altro - può ripassarseli nella Costituzione. In special modo gli articoli 3, 27, 34, 53, 54 vengono alla mente, se si pensa che la volontà di sopraffazione, la sete di vendetta, lo svilimento della istruzione, l'evasione fiscale, il discredito delle pubbliche funzioni sono diffusi ad ogni latitudine dello Stivale ed in tutti gli ambiti sociali.

Confermo e confesso di avere altresì tentato reiteratamente di inculcare nelle giovani menti sottoposte alla mia nefasta influenza l'importanza del pensiero critico, della valutazione dei fatti, del guardarsi dal cedere all'ira del momento, della riflessione e della considerazione delle situazioni da più punti di vista, magari anche distanti dal proprio, per arrivare ad una comprensione del mondo che li circonda che sia il più possibile frutto di valutazioni indipendenti e libere, e non di acritici assoggettamenti alle ragioni del più forte (anche se forte solo in volume vocale).

Di quanto sopra mi dichiaro pienamente colpevole fino a prova contraria.
E pertanto, di quanto detto riguardo gli insegnanti dal citato PresDelConsProT, me ne fregio.

sabato 31 luglio 2010

Scienza, Fantascienza, Conoscienza...

Per avere un'idea del livello di professionalità con cui i capoccioni del MIUR stanno coscienziosamente smantellando la scuola pubblica in Italia, basta dare un'occhiata alla seguente videata



ed in particolare a questo dettaglio (le parti in rosso sono mie)



(originale all'indirizzo http://nuoviprofessionali.indire.it/content/index.php?action=lettura&id_m=8103&id_cnt=10855 - finché non si accorgeranno del refuso e ci metteranno una pezza)

giovedì 1 luglio 2010

"Ma guardi che piove". "No, sono le sette e un quarto"

Da molto tempo in Italia si porta indietro il discorso rispondendo in maniera creativa a domande circostanziate su temi precisi.

Un fulgido esempio di tale tecnica, e della sua micidiale efficacia nell'azzerare lo spirito critico di una intera nazione, lo si può ascoltare in questa intervista della Ministra Gelmini a RadioAnchIo, in particolare dal minuto 17 in poi.

L'abilità sta in questo caso nella triangolazione conduttore-ascoltatore-giornalista-in-dipendente.

Il conduttore dirige il traffico e stende un tappetino rosso davanti all'intervistata.

L'ascoltatore, che fa inconsapevole la parte del cattivo, pone domande serie, critica, individua ("il problema è nell'autonomia scolastica, perché nella scuola-azienda gli studenti non vengono mai bocciati per paura di perdere clienti").

L'intervistata ministra, semplicemente, elude la questione e parla d'altro ("la visione della scuola come azienda non è vicina al mio sentire"... "le classi sono numerose perché bisogna chiudere le scuole piccole, che sono pericolanti").

Il conduttore si guarda bene dal far notare alla ministra che è andata clamorosamente fuori traccia e chiama in causa il giornalista in-dipendente (di Panorama), che apre il suo duro intervento con le parole "a sostegno di quanto dice il ministro..."

Risultato: l'ascoltatore cattivo fa la figura del disturbatore, sbaragliato dalla dialettica e dai numeri (poco importa se questi c'entrano come i cavoli a merenda) della fulgida ministra, cui dà ragione anche il giornalista "esperto" di scuola (mentre l'ascoltatore chi lo conosce? uno che telefona così, chissà da dove, che titolo ha per parlare? dice cose senza senso, via...)

[vedi orizzontescuola.it per la segnalazione dell'intervista]
[le citazioni tra virgolette non sono letterali]

sabato 20 marzo 2010

La bulimica progettuale

(la collega Manimpasta Manuela, cui ho avuto la sventura - in un momento di novizia bontà - di dire qualche sì di troppo, mi abborda nel corridoio, in uscita dall'ennesimo test di recupero nella peggior quarta che la storia delle patrie scuole ricordi)

MM: "Ciao... (sorriso mellifluo e vocina zuccherofilamentosa da carie istantanea) Ci sarebbe da fare questo progettino, ti va di partecipare?"

io: "No, grazie"

MM: "Perché?"

"Non mi interessa"

MM: "Sei sicuro? Guarda che è carino..."

io: "Non per me, e poi non ho tempo"

MM: "Eh, a chi lo dici anche io ho mille cose da fare, guarda, però questo potrebbe servirti... Mi dai solo una mano..."

.....

(e va incredibilmente avanti così, finché non perde la voce in un accesso di tosse o viene trascinata via nel maelstrom delle sue mille e una incombenze mal seguite... oppure vi costringe a troncare in malo modo conversazione, rapporti di lavoro e saluti pro forma)

...........

Si impara in fretta a scansare le prof della categoria "bulimica". O non si sopravvive.

In genere hanno una situazione familiare pesante, irrisolta o semplicemente non hanno nulla di meglio da fare che impelagarsi in ogni piccola attività scolastica che richieda un impegno mostruosamente al di sopra delle proprie possibilità, meglio se malpagato o gratis, e decisamente rognoso.

Il fatto di avere già un enorme carico di roba da fare non impedisce loro di saltare immantinente su ogni nuova carriola perdente in partenza, nella malandata carovana scolastica.

Ovviamente la fine strategia di iniziare continuamente qualcosa di nuovo per occultare la diuturna inconcludenza di attività in perenne corso d'opera ben s'accorda con lo spirito italico, soprattutto nel pubblico impiego, e nella scuola in particolare, fabbrica di San Pietro costantemente sotto riforma, vera, presunta, minacciata o sbocconcellata.

Va da sé che per la prof "bulimica" l'attività didattica è un mero ostacolo nella sua corsa ad incamerare ore funzionali (sì, fra le sue motivazioni non manca una certa tendenza all'avidità). Eppure non disdegno ore aggiuntive di insegnamento, qualora se ne presenti l'occasione (mai sia detto che si rischi di diventare efficienti!)

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(NB: nel tratteggiare il poco edificante quadretto ho usato il femminile per aderenza statistica, ma anche perché le varie modelle inconsapevolmente prestatesi sono appunto tutte appartenenti alla più vasta categoria delle Unità Carbonio Femmina)

domenica 28 febbraio 2010

Meno mafia

"Più scuola, meno mafia" (dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione).

Meno? Meno? Meno? MENO???

Certo, capisco... Eliminare del tutto la mafia avrebbe ricadute letali sull'occupazione, c'è la crisi eccetera... Accontentiamoci di un moderato taglio.

D'altronde, fu profeta Lunardi: "Convivere bisogna, picciotti" (Corriere della Sera del 23-01-2001).

venerdì 18 settembre 2009

Ultime notizie dalla scuola (e dall'italietta)

"L'ignoranza conduce alla paralisi della volontà. Se non sappiamo cosa ci aspetta, non abbiamo modo di calcolare i rischi. Per le autorità, insofferenti dei vincoli che una democrazia vitale e tenace impone ai detentori del potere, tale impotenza dell'elettorato, legata alla sua ignoranza, la sua diffusa sfiducia nell'efficacia del dissenso e la sua indisponibilità a farsi coinvolgere sul piano politico sono fonti di capitale politico assolutamente necessarie e gradite. Il dominio conseguito mediante la deliberata coltivazione dell'ignoranza e dell'incertezza, infatti, è più affidabile e costa meno del potere fondato sull'esaustiva disamina dei fatti e sullo sforzo prolungato di raggiungere un accordo circa la fondatezza dei problemi e i metodi meno rischiosi per affrontarli. L'ignoranza politica perpetua se stessa e la corda intrecciata dell'ignoranza e dell'inazione fa sempre comodo quando si deve mettere il bavaglio o legare le mani alla democrazia.

Abbiamo bisogno dell'educazione permanente per avere la possibilità di scegliere. Ma ne abbiamo ancor più bisogno per salvaguardare le condizioni che rendono le scelte accessibili e alla nostra portata."

Zygmunt Bauman, Vite di corsa (trad. di Daniele Francesconi)